martedì 12 luglio 2016

The political economy of liberal democracy

Oggi recensiamo un bellissimo articolo di D. Rodrik (Harvard University)  e S. Mukand (University of Warwick) sulla democrazia e quindi in linea con questo blog, che potete trovare qui in lingua inglese, se volete una esauriente sintesi la trovate di seguito. 
L' articolo inizia con una interessante definizione dei diritti, in particolare si suddividono in:

  • Diritti di proprietà, che proteggono i possessori di beni (assets) e investitori dalle espropriazioni dello Stato o altri gruppi;
  • Diritti politici, che garantiscono libere e corrette competizioni elettorali  e permettono ai vincitori di tali elezioni di determinare la politica soggetti solo alle limitazioni di altri diritti ( qualora ci siano);
  • Diritti civili, che assicurano la eguaglianza davanti alla legge, nella amministrazione della giustizia e la fornitura di altri beni pubblici come la istruzione e la salute.
Segue quindi una classificazione dei regimi politici in base a quale combinazione di questi diritti siano forniti.
Nelle dittature sono protetti solo i diritti di proprietà delle élite. I regimi liberali classici proteggono i diritti di proprietà e i diritti civili, ma non necessariamente i diritti elettorali. Le democrazie elettorali, che costituiscono la maggioranza delle democrazie attuali, proteggono i diritti di proprietà e i diritti politici, ma non i diritti civili. Le democrazie liberali proteggono tutti e tre i diritti. Ciascuno di questi diritti ha un chiaro e ben identificabile beneficiario. Dei  diritti di proprietà   beneficiano principalmente i ricchi, le élite proprietarie. Dei diritti politici beneficia la maggioranza, le masse organizzate e le forze popolari. Dei diritti civili ne hanno beneficio coloro che normalmente sono esclusi dalla spartizione di privilegi o del potere, le minoranze etniche, religiose, geografiche o ideologiche.  
Quando le élite proprietarie possono governare da sole stabiliscono un autocrazia che protegge i loro diritti di proprietà e poco altro. Ciò è stato l'esito usuale lungo l'arco della storia. La democrazia di massa, d'altra parte, richiede la comparsa di gruppi popolari organizzati che possano sfidare il potere delle élite. Nel 19° e 20° secolo i processi di industrializzazione, le guerre mondiali e la decolonizzazione hanno portato alla mobilitazione di tali gruppi. La democrazia, quando è nata, è stata tipicamente il risultato di uno scambio tra le élite e le masse mobilitate. Le élite hanno acconsentito  alle richieste  della massa affinché il diritto di voto fosse esteso (di norma) ai maschi senza limitazioni di ricchezza o proprietà. In cambio i nuovi gruppi, con diritto di voto, hanno accettato limiti nella possibilità di espropriare i proprietari.  In sintesi i diritti elettorali furono scambiati con i diritti di proprietà. La caratteristica di tale accordo politico è che esclude i maggiori beneficiari dei diritti civili, le minoranze senza proprietà, dal tavolo di trattativa. La concessione dei  diritti civili è costosa per la maggioranza e non necessaria per le élite, perciò l'accordo politico favorisce le democrazie elettorali piuttosto che le democrazie liberali. 
Ci sono alcune circostanze che possono favorire la nascita dei diritti civili:
  • non ci devono essere chiare e identificabili divisioni etiche, religiose o di altro tipo che dividano la minoranza dalla maggioranza;
  • le due divisioni che distinguono la maggioranza dalla minoranza e dalle élite alle non-élite devono essere strettamente collegate; in questo caso le élite cercheranno un  accordo  sui diritti civili e politici (vedi il caso del Sudafrica);
  • la maggioranza risulta debole o esigua e quindi cerca un accordo con la minoranza per sfidare la élite.
Quindi due divisioni giocano un ruolo cruciale, la prima è quella tra élite proprietarie e la massa;tale divisone è tipicamente economica (divisione della terra, della ricchezza ecc). La seconda, tra maggioranza e minoranza, è dovuta a differenze identitarie (etniche, religiose, ideologica  ecc... ), questo favorisce la democrazia elettorale piuttosto che quella liberale (la maggioranza può così godere di maggiori beni pubblici). Quando invece l'élite è correlata con la minoranza, le élite possono promuovere i diritti civili. Inoltre, dato che la tassazione è in genere minore in una democrazia liberale, le élite potrebbero supportarla per questo.
Nell Occidente la transizione verso la democrazia è una conseguenza della industrializzazione e della divisione tra capitalisti e lavoratori. Nei paesi in via di sviluppo invece, spesso, la principale divisione è di tipo identitario, per questo è più difficile la evoluzione verso una democrazia liberale. 
Un regime nel quale nessuno dei diritti è protetto è sia una dittatura personale o un anarchia dove lo Stato non ha autorità. Se sono protetti i diritti di proprietà ma non ci sono diritti politici e civili, significa che il regime è una governo oligarchico (autocrazia di destra). Un regime che fornisce solo i diritti politici ma non quelli di proprietà o civili sarebbe controllato da una minoranza e potrebbe somigliare a una dittatura del proletariato marxista. 
Quando sono protetti i diritti civili e quelli di proprietà ma non quelli politici siamo in un autocrazia liberale (ad esempio Gran Bretagna a fine '800). Quando sono mancanti i diritti civili ma non quelli di proprietà o politici siamo in una democrazia elettorale o illiberale (tipica dei paesi in via di sviluppo). Infine, solo quando tutti i diritti sono protetti, siamo in una democrazia liberale. 
Mentre la democrazia ha le radici nell'antica Grecia, la sua variante moderna è emersa a causa della Rivoluzione Industriale in Gran Bretagna e dell'Europa occidentale.
Quando gli agricoltori si sono mossi verso le città, le possibilità di azioni collettive di massa sono aumentate e il lavoro organizzato è divenuto una forza politica. La spinta verso la democrazia nel 19° secolo è dovuta, essenzialmente, alla domanda di espansione dei diritti elettorali dei non proprietari. I primi liberali facevano parte delle élite proprietarie, latifondisti e ricchi, cui obiettivo primario era di prevenire che la massa esercitasse un potere arbitrario su di essi.  Il fatto che i liberali in Occidente erano in larga parte proprietari portò alla unione dei due diritti: di proprietà e civili.
In Occidente il liberalismo ha preceduto le democrazie elettorali. Dove il liberalismo ha preceduto la democrazia, la democrazia si è mostrata più resistente.  
In altre parti del mondo la politicizzazione delle masse è arrivata non con la industrializzazione, ma con la decolonizzazione o con le guerre di indipendenza nazionali. 
Questo spiega le differenze tra le democrazie occidentali e le altre che non si sono formate  a causa del processo di industrializzazione e le divisioni di classe da questa generate.
Le divisioni di classe e di identità evolvono come risultato di sviluppi esogeni nell'economia e nella società come pure le strategie politiche messe in atto dai gruppi che si contendono il potere.
La democrazia liberale è quindi una strana bestia. Non sorge se non in una particolare situazione politica. Il liberalismo deve avere delle proprie "gambe" per ottenere credibilità. Le condizioni politiche generali che sono ritenute necessarie per una democrazia producono democrazie elettorali piuttosto che liberali.
Dei tre diritti, quelli di proprietà sono importanti per le élite, i diritti politici sono importanti per le masse, mentre i diritti civili proteggono le minoranze.Una democrazia liberale richiede tutti e tre i diritti mentre le democrazie elettorali producono solo i primi due.
La transizione verso la democrazia richiede la risoluzione del conflitto tra élite e masse. Divisioni aggiuntive, divisioni di identità in particolare, rendono più difficile la promozione di politiche liberali. Per questo la rarità delle democrazie liberali non è sorprendente.